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(@ArmonieArte)

E’ tutto pronto per ARMONIED’ARTE FESTIVAL e partiamo da un assioma per scambiare due chiacchere con Chiara Giordano che ha ideato e diretto dalla prima edizione ad oggi l’evento che, da quattordici anni, custodisce con passione il fuoco che illumina la terra di Calabria.  “Il passato è il nostro futuro… Alcuni monumenti possiedono una capacità di attrazione che va ben al di là del loro valore architettonico o delle opere d’arte in essi contenute per la presenza di vicende storiche o di leggende capaci di caricarli di forti contenuti evocativi. …il  numero di visitatori è direttamente proporzionale non solo al valore dell’arte esposta,  ma anche alla capacità di creare percorsi didattici, di dar luogo a spazi virtuali ed interattivi, di affiancare all’offerta museale concerti e rappresentazioni teatrali, spazi ludici e di relax.” [da  STATI GENERALI  DELLA #CULTURA E DEL #TURISMO].

Abbiamo chiesto a Chiara Giordano se concorda con questa visione!
La questione non è tanto creare  percorsi didattici.. Il concetto è “attività culturale collegata a bene culturale”. Il concetto di valorizzazione che si allontana da quello tradizionale di sola tutela ma guarda al potenziamento della fruizione del bene attraverso l’attività …anche didattica… ma non solo attraverso di essa.

Dopo 13 edizioni Come si innova un festival che parte dall’idea di gestire un patrimonio ereditato dalla storia?
Smettendo di considerare i festival  come dei  distributori di cultura. E’ importante che siano  propulsori di idee e si pongano il problema di ideare, commissionare , quindi , produrre nuove proposte artistiche che in qualche modo richiamino in scena il bene stesso.

Prendendo spunto dallo  spettacolo di Rai 2 ideato da Riccardo Muti  dal titolo “La musica non solo forma ma salva” che  ha visto protagonista la sua terra è giusto dire che la musica è in grado di  salvare anche un patrimonio importante all’interno di  un territorio così difficile ?
Il messaggio portato avanti da Riccardo Muti   contenuto nella trasmissione citata è rivolto ai giovani ed è stato pensato affinchè i giovani possano trovare una motivazione forte , sia in termini di idealità che di  capacità nello  stare insieme,  al fine di sviluppare la capacità di riconoscere e valorizzare la bellezza in un territorio che è stato e continua ad essere afflitto da fatti di cronaca efferati. Credo che la musica come  l’arte, siano più che in grado di salvare le persone e le possano aiutare a progettare le basi per un futuro diverso, migliore anche in un territorio difficile come il nostro.

Guardando al lato Romantico del festival che si sposa con i luoghi non possiamo non parlare de L’ULTIMA NOTTE DI SCOLACIUM, in scena il 9 e il 10 agosto all’interno del parco archeologico Scolacium?
E’ una produzione imponente che mette insieme gli elementi storici di questa terra, dunque la presenza dei Normanni,  gli elementi della loro testimonianza, quindi L’Abazia così suggestiva del parco Scolacium e naturalmente gli elementi di legenda. L’intento è dare  vita ad una lettura visionaria di quello che può essere stato il periodo normanno provando ad immaginare  l’ultima notte di questo posto. L’ultima notte della dominazione normanna come:   ultimo momento in cui, questo luogo è stato  popolato ma anche, simbolicamente, come  ultimo momento di centralità , di internazionalità politica di questa terra che ha visto, sì, anche altri momenti   straordinari  – pensiamo al  periodo  magno-greco –  però con i Normanni ha vissuto atti di ribalta molto forte. L’ultima notte di Scolacium è anche simbolo di una progettualità spesso incompiuta di questa terra che, pur tuttavia, è   luogo nel quale  la gente mantiene la capacità di pensare al futuro e di  scrivere  una storia diversa , ricca di speranza, di positività. Ciò a prescindere dall’incompiutezza che, ciclicamente, ha contrassegnato e contrassegna questa Regione. Abbiamo commissionato un’opera  molto particolare perchè pensiamo di restituire all’occhio del visitatore la Basilica come era attraverso le ricostruzioni virtuali per merito della  Capware di Gaetano Capasso (che ha già ricostruito Pompei, Ercolano,  i Fori Imperiali ) il light design di Vincent Longuemare, il visual design di  Davide Broccoli   ma, soprattutto, grazie alla Regia  di Cristina Mazzavillani Muti che contribuirà a suggerire una lettura poetica dell’evento forte delle musiche originali di  Nicola Piovani  commissionate da Armonied’arte festival e della  partecipazione straordinaria di  Gerard Depardieu nei panni del Gran Conte normanno Ruggero d’Altavilla e del soprano Rosa Feola nel ruolo della Fata Morgana.  Tutto ciò per dare vita ad un’opera inedita che siamo certi possa accattivare e incuriosire il pubblico.

Come Direttore Artistico e Donna cosa l’ha sorpresa in questi anni e cosa continua a sorprenderla?
L’armonia illuminata dalla bellezza. Non è un caso dunque che il festival si chiami ARMONIED’ARTE , perchè ho pensato che nel segno dell’armonia possa esprimersi anche la bellezza. Armonia e Bellezza subiscono sempre perchè patiscono sostanzialmente l’agire degli uomini che è contraddistinto da una diarmonia dilagante. Ogni volta che riusciamo a mettere insieme artisti che vengono qui e, puntualmente, restano  stupefatti da questo luogo che immaginavano come una  terra arida (come mi disse una volta Zubin Mheta confidandomi un suo personale pensiero sulla Calabria) mi riempie il cuore di gioia e di coraggio.

Certe notti appaiono chiari tanti perchè? Le è mai apparso chiaro  il perchè sia così difficile dare vita al bello il bello quando per loro natura gli uomini  tendono al bello ?
Questa sua domanda mi spinge a delle  considerazioni di tipo filosofico anche molto intriganti … Noi tendiamo al bello e all’infinito pur essendo brutti e finiti. L’anelito non di meno contrassegna l’umanità al bello e all’infinito. Come sovraintendente e direttore artistico di ARMONIED’ARTE FESTIVAL faccio mio il sentore che, quanto più risuciremo a rendere nostro questo anelito e a coalizzarci verso la sua  direzione  più riusciremo a mantenere viva la  traiettoria del nostro agire proteso all’armonia e alla bellezza. Ora per quanto riguarda le brutture di tipo sociale, politico  e, quindi, collegate ai problemi di natura economica è evidente che se un paese come l’Italia che ha tutto quello che ha e vive nelle condizione in cui è forse qualche domanda dovrebbe porsela. Noi speriamo di poter contribuire nel nostro piccolo, o grande che sia,  all’agire illuminato, quindi, alla crescita di questo Paese e del Meridione  tutto,  grazie ad un festival  che è stato ideato e realizzato in un luogo straordinario per ricchezza e valore artistico. Ci sono, poi, ovviamente, tante considerazioni che possiamo fare e ci portano a ringraziare la Regione Calabria, i Comuni limitrofi e Il ravenna Festival che si sono mossi sotto l’egida dell’imperativo categorico “NON C’E’ PIU’ TEMPO” e citando la trasmissione di MUTI   forti dell’idea che se è vero che la musica non solo forma ma salva è anche vero che ci permette di costruire  una identità forte. Nel nostro caso l’identità forte punta a consolidarsi a livello internazionale.

Non è un caso dunque che abbia avuto e continui ad ospitare tantissimi artisti stranieri?
Sono tanti gli artisti che sono passati da noi. Penso a Zubin Mehta a Lorin Maazel,  a Pat Metheny , Wynton Marsalis, o ancora, a Wayne Shorter, Gilberto Gil, David Parson, Chick Corea, Joaquin Cortes,  Noa e tanti altri.  Tutti artisti che non erano mai venuti in Calabria… Le  terre del Sud hanno bisogno di internazionalità e, soprattutto, la Calabria ha bisogno di uscire dalla Calabria per uscire fuori dai luoghi Comuni  che , come fantasmi, la abitano e la raccontano in modo infedele  all’estero.  La nostra è una esigenza che ci spinge a muoversi in questa direzione non per apparire bravi ma per generare un beneficio reale a vantaggio della nostra collettività e del nostro Paese.

Per quanto riguarda la 14 edizione  la lascia molto soddisfatta? E’ stato fatto tutto il possibile?
Il possibile è misurato  in funzione delle capacità di ciascuno: tutto il possibile per ognuno. Poi l’efficienza e, quindi, l’efficacia si misurano con i risultati. E’ sempre possibile fare di più. Da parte nostra c’è tutta la buona volontà .. anche se molte volte , alla buona volontà si associa il concetto di scarsa professionalità .. e crediamo che  che più che riempirci la bocca di parole come  professionalità  preferiamo spostare l’attenzione su ciò che ci permette di  affrontare le questioni sul campo. Ci troviamo, ogni giorno,  dinanzi a problemi di segno diverso e  a convincere le persone che una buca sulla strada non è un danno maggiore di una buca nell’anima quando sono chiusi i teatri e si deve lottare contro la burocrazia. Quando poi  registro giudizi negativi su questo nostro Sud  mi piace invitare le persone a rendersi conto di ciò che avviene sul campo e di quanto si faccia per andare nella direzione della valorizzazione . Nel Sud, c’è un polmone di storia e di bellezza straordinaria  che si possono recuperare   solo attraverso la perseveranza, abitando questi luoghi e , perchè no, frequentando festival come Armonied’Arte. Noi contiamo molto sulla possibilità di esportare questo prodotto che è anche il prodotto Calabria. Ma affinchè ciò sia possibile si deve  innescare prima il meccanismo della conoscenza.

Leggendo tra le righe di  questa sua visione romantica , illuminata descritta in forma lucida  mi viene naturale chiederLe qual è il suo sogno più grande ?
Guardi le sembrerà strano ma questo festival si identifica ancora molto con la mia persona. Io l’ho ideato. Io l’ho portato avanti …il mio sogno è quello che realtà come queste possano andare avanti a prescindere dalle persone. Noi avremo vinto quando saremo capaci, questo nella cultura come nella gestione della cultura e della cosa pubblica, di spersonalizzare i processi. Il mio sogno più grande è di vedere questo luogo raccontato nel mondo come un posto dove, realmente,  si realizza una Agorà simbolica per gli uomini di ricchi spirito e di cuore.

di Giovanni Pirri

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