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Avvicinarsi all’ascolto dell’album di John Mario, prodotto da Sebastiano Festa, risulta una piacevole scoperta.

Dimenticatevi delle canzoncine radiofoniche, quelle destinate ad un target oramai purtroppo avvezzo a ritornelli strappalacrime e da abbandono amoroso. Qui emerge un ricco uso di metafore, su cui si stagliano sonorità ricercate e mai banali. I testi sono brevi, ma efficaci e incisivi, con una voce che senza mai prevaricare accompagna le note come in un viaggio in un racconto di vita vissuta.

La prima traccia, “Pecora nera”, con una lunga introduzione strumentale, in poche frasi esprime bene l’attesa che cambi qualcosa nella consapevolezza di seguire scelte giuste, necessitando di allontanarsi da “un prato in cui l’erba è sempre la stessa”. Si passa ad un brano più melodioso e gioioso, “Dalla tua Ford”, dove tonalità e parole sembrano dipingere un panorama in cui si respira libertà con un orizzonte che “brucia ancora sopra le colline”, mentre “l’aria è satura di parole che escono dalla tua Ford”.

Si è poi catapultati con “Esprimi un desiderio”, in un vortice di sogni tesi alla voglia irrefrenabile di estraniarsi dal grigiore e dalla monotonia circostanti, risvegliandosi “in un mondo nuovo” al semplice pronunciare la magica frase “sim sala bim”. La quarta traccia, dal titolo “Foglie verdi”, è un inno al sentimento vero, quello i cui colori possono sbiadire ma non certo essere dimenticati. E allora entra in gioco la figura retorica della metafora bellissima della persona amata vista come delle foglie, attraverso cui “filtrano raggi di sole” che “scaldano pensieri sterili”.

Sicuramente più cupe sono le atmosfere che s’intravedono in “NO VR”, che assurge quasi a un rinnegare una città e, allargando, un mondo assurdo e stressante, in cui per convenzione si stampa un bel sorriso sul volto, laddove invece si vorrebbe scatenare un folle istinto omicida.

In “Ghost town”, il tema è in fondo sempre il desiderio di cambiamento, quasi un leitmotiv dell’intero disco. Sull’onda dei ricordi è sia la canzone “16 anni che ci conosciamo”, che parla di tre amici in metropolitana, come “un deja vu che ricorda Milano”, sia il brano “Niente da dire”, che ben sottolinea la fugacità della vita, che passa nel lampo del “fumarsi una sigaretta”.

“Per fare spazio”, il brano più breve e che dà il titolo al disco, è una sorta di saluto e un appagamento nell’esser riuscito a metter ordine e dare voce alle proprie idee. “È venerdì” è una corsa ritmicamente e vocalmente in salita, imprimendo l’immagine di quanto descritto nelle parole usate, ossia la voglia e il bisogno istintivo di andare altrove “senza più il peso di pensare”, magari lungo la costa per ritrovare energia e sentirsi vivi semplicemente al tocco dell’acqua sulla pelle, e allora “brucia vita nelle mie vene”. L’ultima traccia, “Vagabondo delle stelle”, è come il giusto sottofondo musicale nell’esplorazione con gli occhi e l’anima di uno spazio infinito cui rivolgere domande e pensieri, fluttuando fra note che si espandono sempre più armoniosamente accompagnando l’ascoltatore in una specie di viaggio nell’ignoto.

Ma chi è John Mario? È un cantautore veronese che ha all’attivo tre dischi autoprodotti: “Les Moods” (2001), “Viaggiare!” (2004) ed “Embarcadero” (2008). Nel 2007, ha firmato un contratto editoriale con Emi Music Publishing Italia e con il produttore Brando, alias Orazio Grillo (Emma, Modà, Nesli), ha scritto il tema musicale del film ”Goodbye Mr Zeus”. Dal 2007 al 2012 ha pubblicato con Dead Man Watching i due EP “Dead Man Watching” e “Dead Man is Coming to Town”, e un full length “Love, come on!”. Nell’ottobre del 2011, ha fondato la “Cabezon Records” produttrice di The Softone, Veronica Marchi, El Matador Alegre, Nicola Battisti, Dead Man Watching, Nicola Sartori, Facciascura e Divano.

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