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25 Settembre A4

Domenica 25 Settembre  2016, alle ore 18:30, nell’ambito della Rassegna Musica ai Ss. Apostoli protagonista sarà Michele D’Ambrosio che eseguirà al pianoforte le “SONATE”  di L. van Beethoven, F. Schubert, F. Chopin.

La nuova stagione della Camera Musicale Romana si apre con un programma maestoso: la sonata Op. 111 di Ludwig van Beethoven, la sonata in do min. D 958 di Franz Schubert, e, nella seconda parte, la sonata Op. 35 di Frédérich Chopin; opere celeberrime e capisaldi del grande repertorio pianistico.

La sonata di Beethoven e quella di Schubert hanno alcuni aspetti che le accomunano; entrambe rientrano nell’ultimo periodo esistenziale dei due compositori, al vertice della loro creatività artistica: l’Op. 111 è l’ultima sonata di Beethoven per il pianoforte, composta nel 1822, cinque anni prima della sua morte; la sonata in do minore di Schubert è la terzultima sonata per pianoforte, scritta appena due mesi prima della morte del compositore. Ma l’aspetto che più evidentemente le apparenta è la tonalità di do minore, per eccellenza la tonalità dall’espressività così drammatica che richiama con immediato ricordo la sonata Patetica e la quinta sinfonia.

Nell’Op. 111 Beethoven giunge ad una sintesi formale che si estrinseca in due soli movimenti: la forma-sonata e la variazione, archetipi beethoveniani che qui raggiungono il loro massimo e più elevato compimento. Dopo il primo tema che impronta con il suo carattere severo e impetuoso tutto il primo movimento, la semplicità rarefatta dell’Arietta in do maggiore che funge da tema alle successive variazioni è di un contrasto imprevedibile e quasi sconcertante. Nelle cinque variazioni dell’Op. 111 il compositore di Bonn raggiunge livelli di dilatazione e astrazione del materiale tematico che sono paragonabili solo con le contemporanee 33 Variazioni su tema di Diabelli Op. 120, iniziate tre anni prima e portate a termine l’anno successivo. Elemento di assoluta valenza fu il pianoforte Broadwood sul quale Beethoven componeva, la cui estensione di sette ottave lo stimolò a sperimentare le opposte estremità sonore gravi e acute dello strumento, rimaste ad allora inesplorate. Gli effetti timbrici sono ancora oggi di una modernità impressionante.

Le ultime tre sonate di Schubert sono fra loro diverse: drammatica la prima in do minore, lirica la terza in si bemolle maggiore, variegata dall’elegiaco al drammatico allo scherzoso la seconda in la maggiore, che molti considerano il suo capolavoro.

La sonata D 958 si compone di quattro movimenti, nei quali si alternano continuativamente come elemento dialettico le tonalità di do minore e di la bemolle maggiore: Allegro (do minore); Adagio (la bemolle maggiore); Minuetto, Allegro (do minore) con Trio (la bemolle maggiore); Finale, Allegro (do minore). Mirabile compendio di bellezza melodica, ricchezza armonica e invenzione ritmica, questa sonata di Schubert è nel suo complesso del modello beethoveniano, del quale raccoglie l’eredità, venata da quella sempre latente malinconia che è il substrato psicologico ed esistenziale di questo compositore morto all’età di 31 anni.

La seconda sonata per pianoforte fu scritta da Chopin fra il 1838 e il 1839, all’età di 28 anni. Già all’epoca suscitò pareri discordi anche da parte di chi non avevano mai nascosto la sua ammirazione per il compositore polacco, come Mendelssohn e Schumann, il quale la recensì e, dopo aver ammesso che il brano conteneva molte bellezze, così concluse: «Segue, ancora più cupa, una Marcia funebre, che ha persino qualcosa di repulsivo; al posto suo un Adagio in re bemolle, per esempio, avrebbe fatto un effetto incomparabilmente migliore. Quello che appare nell’ultimo tempo sotto il nome di Finale è simile ad un’ironia piuttosto che a una musica qualsiasi. Eppure, bisogna confessarlo, anche in questo pezzo senza melodia e senza gioia soffia uno strano e orribile spirito che annienterebbe con un pesantissimo pugno qualunque cosa volesse ribellarsi a lui, cosicché ascoltiamo come affascinati e senza protestare sino alla fine, ma anche senza lodare: poiché questa non è musica.»

Quella che per Schumann “non era musica” e che tanto sconcertò altri contemporanei è il finale, primariamente per la sua mancanza di struttura formale, essendo in realtà uno studio nel quale le mani eseguono quattro pagine di terzine velocissime con varie articolazioni, ma sempre a moto retto. Chopin lo aveva semplicemente definito «la mano sinistra che chiacchiera con la destra», ma questo suo divenire quasi senza interruzione dopo la marcia funebre parve a molti, fra cui Alfred Cortot, «un terrificante mormorìo del vento sulle tombe.».

(presentazione del M. Roberto Daina)

Ingresso / Ticket  € 15,00 – ridotto € 8,00 ( riservato agli over 65 e ai ragazzi dai 12 ai 18 anni e agli studenti universitari e di conservatorio purché muniti di libretto)

servizio gratuito di prenotazione

CONVENTO Ss. XII APOSTOLI
SALA dell’IMMACOLATA

Via del Vaccaro,  9 –
angolo p.za Ss. Apostoli – Roma

Info e prenotazioni: www.cameramusicaleromana.it

cameramusicaleromana@gmail.com / tel: +39 333 45 71 245

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