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Valeriano Bruni il prossimo 30 Marzo 2020 alle ore 21:30, si esibirà live all’interno del progetto #DALPALCODICASAMIA che aderisce al progetto #IORESTOACASA. Valeriano è la voce della Band dei Malerba che per, ovvi motivi  legati prevalentemente alle limitazioni imposte dal Governo per contrastare la diffusione del COVID-19, non potrà essere presente al completo.  Abbiamo allora deciso di intervistare Valeriano per conoscere ugualmente e in maniera approfondita il progetto musicale dei Malerba.
Ecco cosa abbiamo scoperto.

Come è nato il vostro gruppo e perché questo nome?

Dopo una lunga esperienza musicale insieme, Io ed Eros Gandolfi ci siamo trovati a ragionare sull’urgenza che entrambi avevamo di sviluppare un percorso artistico dedicato alla composizione di canzoni e musiche che rappresentassero la nostra visione del mondo e cercassero di raccontare il tempo della nostra generazione.
Io scrivevo testi e poesie da lungo tempo, anche molte canzoni e lui si era dedicato all’approfondimento dello studio strumentistico, chitarristico e non solo, ed i tempi erano maturi per provare a comporre insieme questo nuovo percorso.
Decidemmo di chiamarci MALERBA dal titolo di una vecchia canzone che avevo scritto a vent’anni che parlava, sostanzialmente, della lotta di se stessi contro il proprio “lato oscuro” che nel testo definivo “Malerba”.
Poi, nel tempo, ci è piaciuto considerare il concetto che i nostri testi raccontano di tutte quelle “erbacce” che stanno attorno ai fiori più in nota della società.
Cercando di portare un po’ di luce verso loro che, in buona sostanza, sono la maggioranza.

Il primo progetto discografico è l’occasione per nuovi incontri con la compagine del gruppo semi-definitiva. Ma è anche un album dal titolo importante “La Deriva dei sogni”.
Come nasce l’idea di questo titolo?

La disillusione, i sogni spezzati, ogni desiderio che nella giostra della quotidianità e della maturità in questo nostro presente, se ne va alla deriva.
Oggi abbiamo tutto ma paradossalmente abbiamo disperso i riferimenti essenziali sull’amore e sulla vita o, perlomeno, questa è la percezione.
Una sorta di abbandonarsi al benessere usando come mezzo di galleggiamento la noia.
Andando alla deriva.
Più avanti al concetto dei sogni si aggiungono riflessioni legate al tempo e al concetto di libertà.

Che rapporto avete con il tempo? E con il senso di libertà ?

Il tempo vissuto preservando la libertà è un bene prezioso. Solo in questo senso il passato diventa esperienza e ci mostra la via del futuro.
E si può fare ritorno da una deriva.
È inevitabile che i sogni ci trasportino verso la libertà a patto che non li trasformiamo noi in utopie irrealizzabili.

E’ il 2018 ed è l’occasione per nuovi cambiamenti nel gruppo. Prosegue l’analisi critica su temi importanti come l’eutanasia. Ma nella vostra storia musicale c’è anche una canzone dedicata alla scomparsa di Emanuela Orlandi. La vostra (inter)connessione abituale con storie e temi reali quali spunti vi offre dal punto di vista umano e quindi creativo ?

È tutto collegato in un percorso.
Come la figura di Emanuela Orlandi evocava il perfetto esempio di come la libertà e la vita di una ragazza che allo sbocciare della sua giovinezza le è stato portato via tutto a causa di mai chiarito giochi di potere, così la nostra responsabilità di pretendere giustizia, verità e libertà ci rende responsabili ognuno della vita degli altri e nel silenzio diventiamo complici non solo delle nostre derive ma anche di quelle di tutta la società.
Parlare di eutanasia in questo percorso diventa poi un estremo tentativo di spingersi ideologicamente verso una opinione difficile, verso una presa di posizione che comunque è dolorosa sempre perché li si tratta di stabilire cosa è più giusto fare per un’altra vita e per farlo o spingersi a credere di fare la cosa più giusta bisogna seguire con forza la strada del rispetto e della libertà.
Quando abbiamo composto il primo album eravamo solo io ed Eros, poi la necessità di dare respiro al progetto ci ha portato a formare una band per lavorare e portare in giro il progetto con più menti disposte a sostenerlo è, in qualche modo, a sacrificare il proprio tempo per cercare di creare un messaggio quanto più libero possibile raccontando semplicemente questi tempi.
Con Jamir, Giangio e, in ultimo, Stefano (che ha preso il posto di Giangio alla batteria) è stato ed è un percorso artistico che, nel suo piccolo, ha trovato e continua a trovare il respiro giusto.

In questo percorso, sulla strada della ricerca stilistico-musicale quali sono state le influenze che hanno manifestato il maggior peso?

Sicuramente la musica cantautorale italiana con riferimenti alla poetica di grandi maestri come Fabrizio de André ne sono un importante fulcro, ma anche le influenze del rock blues americano, del prog con le sue spiazzanti composizioni che, dosate nei pezzi, danno un tono espressivo ulteriore allo spirito comunicativo di una canzone.
In ultimo anche la ricerca essenziale del suono folk acustico nostrano e di oltreoceano ci ha permesso di rielaborare l’emotività di certe canzoni.
Ma siamo comunque in continua ricerca perché la musica è un vaso di Pandora da dove puoi trarre il colore per ogni emozione.

Si intravedono decise influenze Prog. tra il graffiante rock e il suono un po’ cantautorale (acustico) rigorosamente indipendente. Tanti elementi necessitano di tempo per essere metabolizzati ma anche decostruiti per essere meglio compreso? Siete riusciti a decostruirlo e quindi a prenderne atto consapevolmente?

È sempre un percorso, ogni cosa nuova che componiamo subisce ampie elaborazioni e destrutturazioni inevitabili.
Siamo arrivati alla consapevolezza che ci vuole tanto studio e tanto lavoro per poi arrivare a sottrarre tutti gli elementi di una composizione lasciando le cose più spiccatamente emozionanti.
È un lavoro lungo ma essenziale, a volte è fatto di improvvisazioni, altre di strutture già definite fin dall’inizio ma alla fine si arriva ad un risultato sapendo compensare il tutto in un suono che può alleggerire o sottolineare, in un accordo che ne riduce tre pur costruendo canzoni piene di musica ma giuste per essere assorbite.
O almeno si spera.

Progetti futuri?
A che punto è la produzione del nuovo album?

Siamo all’inizio della composizione di un nuovo album che avrà come tema il concetto di Resistenza, oggi più che mai importante.
Laddove i sogni sono alla deriva solo Resistere ci può salvare.
Ma non sarà un album che parlerà di Storia ma dalla Storia preleverà le radici per descrivere quanto è necessaria la Resistenza oggi per vivere sempre più liberi domani

di Giovanni Pirri

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