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#DALPALCODICASAMIA #IORESTOACASA

Rossana Pica, Venerdì 17 aprile alle ore 21:30  si esibirà live per il progetto #DALPALCODICASAMIA. Rossana è un’artista completa, dalla creatività accesa che si trasforma in eventi che hanno quel giusto  mood cantautorale. L’occasione di questo live è stata quindi l’opportunità per sentirla e per rivolgerle alcune domande.


Hai iniziato giovanissima ad avere attenzioni per la scrittura ma solo a 18 anni ti sei sentita pronta a fare il salto. Ricordi quel momento? Cosa ti ha spinto?

Ricordo che ho sempre cercato nella musica il mio modo di esprimermi. Trascorrevo interminabili pomeriggi a casa di mia nonna o dei miei con la chitarra a scrivere, inventare, catturare ogni cosa che potesse attirare la mia attenzione. Mi svegliavo anche di notte se mi veniva in mente una melodia o un’idea di testo. Penso che in quei momenti non fossi completamente consapevole di quello che stessi facendo, e solamente dopo aver scritto la canzone, nel riascoltarla mi rendessi conto di aver fatto qualcosa di buono o di pessimo, dipende! La scelta di suonare non soltanto in camera mia ma di cominciare a provare anche la strada dei locali e manifestazioni arrivò a 18 anni con un mio amico batterista che mi propose di mettere su un gruppo, il mio primo gruppo che si chiamava “Usciamo dalla cantina”. Fu una rivelazione. Mi resi conto che suonare davanti alla gente aveva un sapore diverso rispetto al suonare nella propria stanza. L’emozione, l’adrenalina, la paura iniziale e poi l’esplosione di energia che mi avvolgevano durante un concerto credo siano i motivi che mi hanno spinto e tuttora mi spingono ad amare le situazioni dal vivo e a continuare.

Come è nato l’incontro con Pino Laudadio?

Un incontro del tutto fortuito perché ai tempi studiavo in università e al pomeriggio davo ripetizioni di inglese e tedesco. La mamma di uno dei miei studenti di ripetizione, quando scoprì che cantavo e scrivevo pezzi miei, si ricordò di una sua conoscenza in ambito musicale che proprio qualche giorno prima le aveva chiesto se lei conoscesse una voce femminile per cantare un brano dance, al che mi mise in contatto con Pino, il quale, dopo avermi ascoltato nel suo studio, il giorno dopo mi richiamò per chiedermi se volessi cantare io il brano dance che qualche mese dopo sarebbe uscito per la Level One e venne trasmesso nelle radio e nelle discoteche. Dopo un esordio in ambito dance, che non mi aspettavo e nel quale credevo ben poco perché si discostava parecchio da quello che avrei voluto fare veramente, ovvero le mie canzoni, Pino accolse la mia proposta di co-produrre alcuni pezzi miei. Così videro la luce i miei primi due singoli “il mare va” e successivamente “oro zecchino”. Non ricordo perfettamente come finì la mia collaborazione con Laudadio. Penso nello stesso modo in cui finiscono alcune storie, senza litigi o particolari incomprensioni, semplicemente succede quando non si condividono più gli stessi obiettivi e non si ha più molto da dirsi. Riconosco in Pino un arrangiatore molto valido e ho un bel ricordo di lui comunque.

Da lì in poi incontri e scontri come con Mara Maionchi alla quale hai detto no. Come valuti quel periodo ora che è un ricordo?

Mara Maionchi è proprio come la si vede in TV, senza entrare troppo nel dettaglio, ricordo che ci mise in contatto Renzo Arbore. Uso il plurale perché ai tempi portavo avanti il mio progetto con un trio e ci chiamavamo Rossoporpora. Renzo Arbore ascoltò il nostro provino e gli piacque al punto che disse che la persona che avrebbe fatto al caso nostro sarebbe stata Mara Maionchi e così ebbi il suo numero di cellulare. Ricordo ancora il giorno che andammo nella sua casa discografica di Milano. Lei ascoltò il provino ad occhi chiusi e poi disse testualmente “e’ piacevole, ma se volete lavorare con me dovete essere disposti a fare quello che dico io”. La cosa ci colse impreparati, nel senso che personalmente avrei voluto capire cosa intendesse con il fare quello che diceva lei. Realizzai poco dopo che la sua richiesta consisteva nel semplificare le canzoni da un punto di vista testuale. Avrei insomma dovuto sfrondare molti versi per renderle più facili. La Rossana di allora non soddisfò questa richiesta. Credevo infatti che se le mie canzoni erano nate in un certo modo, modificarle in quel senso avrebbe snaturato la loro natura e anche la mia personalità artistica. Con il senno di poi forse avrei dato ascolto alle sue richieste per vedere di nascosto l’effetto che avrebbe fatto, come diceva un certo Jannacci.
Ho capito con il tempo che una canzone piena di parole rischia di comunicare poco, a meno che uno non sia De André. E’ stato ad ogni modo un periodo formativo per me che mi ha dato altri input e la voglia di cimentarmi nei concorsi musicali.

Ad un certo punto è arrivato il momento dei concorsi.. Una tappa fondamentale di ogni artista?
Quanto incidono secondo te sulla formazione di un artista? Ce n’è uno a cui tieni più di altri?

Ritengo che i concorsi musicali siano molte volte delle buone vetrine dove farsi ascoltare, dove l’ansia da gara ti sprona a fare ancora meglio di quanto tu non sappia fare. Per me il momento più bello sta nella preparazione, nell’attesa della performance. La gara in se è un momento che dura troppo poco. Un po’ come quando si aspettano tanto le vacanze, i giorni prima della vacanza sono di euforia mentre poi la vacanza dura un attimo. E lo diceva anche Leopardi con la sua poesia “il sabato del villaggio”. Ricordo tutti i concorsi ai quali ho partecipato come dei momenti di aggregazione dove ho conosciuto altri artisti con i quali è stato bello condividere lo stesso palco e le stesse emozioni. Alcuni di loro sono diventati miei amici e con alcuni ho collaborato e tuttora collaboro. Sono legata in particolare modo al Biella Festival dove ho ricevuto due importanti riconoscimenti, il premio Sergio Endrigo ed il premio Guido Gozzano come miglior testo. Il premio per me è il riconoscimento di un percorso fatto di sacrifici, gavetta, momenti di delusione e di riscatto. Sono piccoli attimi di felicità che vorresti durassero per sempre.

Qual è oggi il tuo approccio alla musica?

La musica è la costante della mia vita, come vedi anche in questo periodo la musica scandisce le mie giornate e mi ricorda che il tempo è un concetto relativo. Ho due situazioni musicali con le quali giro nei locali e pub, mi diverto, mi esprimo, mi libero. E parallelamente scrivo canzoni come facevo all’età di 10 anni, magari con qualche conoscenza e consapevolezza in più. Vivo la musica con passione e scrivo canzoni come necessità di espressione. In questo senso il mio approccio non è cambiato.

E con l’idea di successo?

Il successo non è il mio obiettivo. Credo sia solo una eventuale conseguenza di un lavoro coerente, costante e sincero. Non credo che si scelga di fare la cantautrice per diventare famosi. Anzi non credo proprio che questa professione si possa scegliere. Penso piuttosto che sia la musica a sceglierti e ad usarti come mezzo per comunicare qualcosa alle persone. Penso anche che sia una fortuna non essere costretti a scrivere canzoni entro fine mese perché sotto contratto discografico. La musica è troppo speciale e preziosa perché venga considerata alla stregua di altri lavori.

Progetti in corso e futuri ?

Ho rinnovato il mio sito www.rossanapica.com e sto scrivendo canzoni nuove che voglio inserire nel mio terzo album che sarà molto probabilmente auto prodotto come i primi due “Come si fa” e “Cambiare”.
E’ una fortuna che la tecnologia attuale dia molte più chance di entrare e rimanere nel mondo musicale senza per forza essere costretti a passare dalle major. Un tempo se non avevi un contratto con una casa discografica potevi scordarti qualsiasi possibilità di farti sentire. Ho in mente anche di realizzare un paio di video clip per pubblicizzare due canzoni nuove nelle quali credo molto e utilizzare i social nel miglior modo possibile per diffonderle alla gente. Quindi il mio motto è “finché c’è vita c’é musica”.

di Giovanni Pirri

https://www.facebook.com/events/1409102332602307/

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