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#DALPALCODICASAMIA. #IORESTOACASA

Mario Vetere è uno di quei ragazzi in formazione continua che lavoro spessissimo sulla ricerca di quei suoni interiori che si mostrano capaci di spingerlo, con buona energia e creatività sempre nuova, nel mondo della musica cantautorale. La stessa che già  abita da quando aveva 14 anni e nella quale si muove con grande talento.

Lunedì 21 aprile alle ore 21:30 trasmetterà il suo live in diretta streaming dalla pagina del progetto #DALPALCODICASAMIA che aderisce all’iniziativa #IORESTOACASA.

Lo abbiamo intervistato  per conoscerlo ancora meglio.

Mario cominciamo dalla fine.
Un progetto tutto nuovo pronto e rigorosamente in lingua inglese… 
Qual è il tema del disco ma soprattutto qual è il valore aggiunto della lingua su questo progetto?

È un progetto a cui pensavo da molto tempo, ma non avevo forse ancora a fuoco quello che avrei voluto esprimere.. A differenza del mio lavoro sul primo EP “Abitudine” dove il tema è volutamente espresso, in questo secondo progetto si parla di “Amore da lontano”, di speranza, di legami molto forti.

Ogni nuovo disco è anche l’occasione per mettersi alla prova o per mettere a frutto esperienze acquisite?

Sicuramente si! L’esperienza del primo disco dal punto di vista tecnico ti porta a voler cercare altre sonorità. Mi piacerebbe renderlo più ancora più “Live”, mi rendo conto che il concerto ti regala sensazioni che in digitale e su CD si perdono molto sia per l’artista che per chi ascolta. Vorrei che le persone non avessero la sensazione di avere davanti una parete immaginaria, bensì l’artista.

Certo è che in un preciso momento della tua vita è arrivata l’Officina Pasolini. Che luogo è? Che aria si respira? Qual è il valore più importante che hai fatto tuo (anche più di uno 😉 ) ?

Officina nasce come luogo di scoperta e condivisione. Incontri artisti provenienti da tutta Italia con influenze differenti e questo ti porta ad assorbire inevitabilmente qualcosa. Io ho scoperto il piacere per la scrittura italiana ma soprattutto un ascolto migliore. Abbiamo ascoltato ogni giorno decine di brani e questo ti porta a scegliere poi dove risiede il tuo lato artistico. Per questo devo ringraziare Piero Fabrizi, musicista, produttore artistico che mi ha spinto a migliorarmi.

Ripensi mai ai momenti in cui tutto è iniziato?

Io ripenso a quando avevo 14 anni e facevo i miei primi live nei posti più disparati, tremavo ahaha!
Ad oggi a 26 anni mi rimane l’adrenalina, ed è la miccia del mio concerto.

Tu sei del beneventano… Che rapporto hai con le tue origini e quanto entrano nella tua musica?

Non ho preso molto, io sono solamente nato a Benevento, ma poi i miei genitori si sono trasferiti nello stesso anno a Roma.

Esiste la regola “Mario Vetere” quando decidi di scrivere e comporre?

Purtroppo no ahah! Sono decisamente emotivo per cui deve accadere qualcosa che “cattura” la mia sensibilità. Da una scena di un film o a un qualcosa che vedo per strada, o ad un brano che ascolto.

Che momento è quello in cui componi?

Dal punto di vista strettamente tecnico ricerco le mie sonorità vocali. C’è una prima parte di improvvisazione, di ricerca del mio suono e poi costruisco sopra l’arrangiamento e il testo.. L’arrangiamento solitamente è l’ultima parte che decido di curare. C’è bisogno di concentrarsi bene, è il lavoro più difficile.

Il tuo rapporto con il pubblico?

Personalmente non sono quel tipo di artista che “cavalca” le folle.. Non mi piace entrare di prepotenza. Per cui preferisco sempre che le persone si avvicinino all’ ascolto, ed è forse la cosa più difficile da ottenere.

Quello della musica non è un settore facile ti capita di farti delle domande su questo?

Si molte domande, a cui ho risposto! Il sistema è veramente saturo. Artisti che copiano altri artisti non solo nel modo di scrivere o musicale, si potrebbe anche comprendere un “influenza”o uno spunto , ma nel lato strettamente artistico, uniformandosi a quello che “va” in quel momento.
Appositamente ho deciso di cambiare strada e dedicarmi alla musica straniera..ma soprattutto dedicarmi ciò che mi diverte.

Nella tua scelta quali sono state le influenze musicali che hanno pesato più di altre?

Tra i vari ascolti ho preferito inizialmente i classici Queen, Dire Straits, Aerosmith. Poi ho scoperto i cantautori Folk come Damien Rice o Niccolo Fabi (in Italia).
Mi piace moltissimo la musica Soul – R&B come quella di Nina Simone e Micheal Jackson.

Hai un cassetto dei testi e dei sogni?

Si! Mi piacerebbe che la mia musica raggiunga più persone possibili con il solo scopo di lasciare qualcosa che le emozioni. Come sogno sicuramente mi piacerebbe suonare all’estero chissà ahaha

Ti capita di immaginare il tuo futuro artistico? Quali collaborazioni vedi?

Mi piacerebbe collaborare con qualche artista straniero.. Vedo molta tecnica e qualità, passione, dovuta senza dubbio ad una cultura diversa dalla nostra. Non mi piace guardare troppo avanti, vorrei realizzare il mio progetto inglese al meglio!

Idee, retro pensieri sulla musica ai tempi del covid19?

Purtroppo per l’impatto mondiale che ha avuto, sarà una pagina di storia che ci porteremo dietro. Lati positivi pochi. Forse la riflessione sulla propria vita, a cosa va dedicato il proprio tempo. La musica è una medicina che rompe qualsiasi barriera o divieto. La tecnologia ci ha aiutato a stare insieme, a condividere le nostre emozioni.

di Giovanni Pirri

https://www.facebook.com/events/510168096538643/

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