Skip to content

PRESSALCUBO

Fare Informazione

@daniele_babbini

Daniele Babbini è tornato. Ha da poco pubblicato un singolo che apre un tempo di riflessione importante su questo tempo che ci anima, dove tutto è sospeso ed è colmo di attimi spesi a rate. Non a caso il singolo si intitola “Vivere a rate ”  ed è un lavoro che rispecchia, in modo autentico, le intenzioni che lo hanno generato.

Abbiamo raggiunto Daniele per intervistarlo.

Cominciamo dalla fine, da questo tuo ultimo singolo da titolo “Vivere a rate”
La sensazione è che a volte l’attimo che aspettiamo sia un po’ come Godot, che non arriva mai e nell’aspettarlo siamo pronti a rateizzare il nostro tempo e con esso qualsiasi cosa?

Esatto, è proprio l’attesa di un attimo specifico che ci impedisce di godere di tutti gli altri attimi, che pensiamo infiniti ma ahimè non lo sono e che costituiscono la nostra stessa vita, questa attesa che ci imponiamo non ci fa vivere a pieno e ci illude di poter recuperare tempo senza accorgerci che molto spesso l’attimo che aspettiamo non arriva perché siamo noi stessi che abbiamo paura, paura di metterci in viaggio per raggiungerlo, paura di sbagliare strada… così viviamo poco alla volta riempiendoci la valigia di rimpianti.

A rate è un po’ anche la creatività di un artista che, album dopo album, racconta storie diverse che ruotano sempre intorno alla stessa anima?

Personalmente non credo che la creatività vada gestita a rate. Ogni canzone è una piccola vita a se e devi liberare le tue emozioni, devi essere sincero quando scrivi e non risparmiarti. Il bello di fare dischi è che ad ogni album puoi reinventarti se vuoi, puoi cambiare l’obiettivo e l’angolazione per raccontare storie diverse oppure le stesse ma da un punto di vista diverso dovuto all’evolversi delle tue esperienze. Le canzoni sono figlie di un istante preciso ma hanno la fortuna, però, di essere svincolate dal tempo. Tante vite che ruotano intorno alla tua vita e viceversa, satelliti che diventano pianeti.

Il singolo “vivere a rate” anticipa un album sul quale stai lavorando? Da quali riflessioni parte?

“Vivere a rate” è stata scritta e registrata cinque anni fa quando ho iniziato la preproduzione di un certo numero di brani per dar forma al nuovo album. La produzione del nuovo disco è curata da Paolo Agosta e abbiamo trovato un mondo sonoro che riesce a legare tra loro canzoni piuttosto eterogenee che abbracciano un arco temporale di diversi anni e solo dopo aver finito le registrazioni ci siamo resi conto che ogni canzone è legata all’altra quasi come fosse un concept che racconta la nascita, lo sviluppo , la fine e il superamento di una relazione con tutte le ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. Un ponte tra “il dentro” e “il fuori” di noi stessi che si condizionano a vicenda.
Ho deciso di pubblicare ora “Vivere a rate” e lasciarla in questa veste “acerba” (del resto è impossibile ora muoversi per andare in studio) perché mi sembrava sincera e vista la situazione particolare che stiamo vivendo può essere fonte di riflessione, mi auguro, per dare il giusto peso alle cose una volta che torneremo alla “normalità”.

Nel tuo caso, il momento della scrittura di un disco termina con la stampa oppure parti con un’idea bene precisa e poi rimane sempre quella?

Io scrivo di getto, cerco di fotografare uno stato d’animo. Poi la fase di registrazione, quando devi vestire la canzone, è un’altra cosa… puoi cambiare abito mille volte ad un pezzo finchè non trovi quello giusto. Un limite te lo devi dare sennò non lo finisci più un disco ☺ , a volte verrebbe voglia di fare dei cambiamenti anche dopo che è stato pubblicato… però le idee migliori molto spesso sono le prime ecco perchè in molti pezzi abbiamo finito col tenere molte delle tracce registrate per i provini… per la loro spontaneità.

All’artista il compito di filtrare la realtà che si rappresenta, giorno dopo giorno, senza chiedere il permesso. Come stai filtrando questo periodo?

Si l’artista è un filtro ma non troppo fine, il filtro più efficace è il pubblico che rilegge a suo modo le canzoni e ci trova sfumature e significati che magari tu non sapevi di aver dato…
Questo è un periodo assurdo, nuovo, al quale non eravamo preparati e per filtrarlo ci vorrà tempo. Io mi sto guardando dentro e indietro così da essere pronto per quando si potrà ricominciare a guardare avanti… spero presto… e spero che davvero avvengano dei cambiamenti nella società, che questo spirito del “tutti per uno” ci accompagni anche dopo, che si ricominci a dare importanza alla sostanza lasciando alla forma la giusta considerazione.

Che peso dai alle collaborazioni? E quali sono le collaborazioni alle quale hai tenuto e tieni di più ?
E quali quelle che stanno incidendo per il progetto legato a “Vivere a rate”?

Le collaborazioni arricchiscono e mi stimolano.
Ho avuto la fortuna di collaborare con molti artisti che stimo. Gatto Panceri mi ha insegnato molto, negli anni in tour con lui, ad esempio come affrontare il palco e interagire col pubblico. Pippo Pollina è un autore molto colto e raffinato e poter lavorare e mettere idee mie su un suo brano e cantarlo insieme (nel mio quarto album) è stato fantastico. Ho avuto la fortuna di avere Steve Lyon dietro il mixer nel mio secondo e terzo album e per me che sono un patito dei Cure e Depeche Mode è stato un sogno… puoi immaginare…
Ma in ogni caso ogni collaborazione è stata preziosa e anche nel nuovo disco ce ne saranno…
“Vivere a rate” non è un progetto  è semplicemente un brano che avevo nel cassetto e che avrei potuto scrivere oggi se non lo avessi già scritto anni fa e che quindi mi sembrava giusto condividere ora.

C’è nel tuo repertorio una musica o un testo alla quale sei legato particolarmente?

Sono molto legato alle mie canzoni, alcune mi hanno dato più soddisfazioni di altre ma tutte mi rappresentano. Le mie “preferite” cambiano a seconda del momento ma di alcuni testi sono particolarmente orgoglioso. “Ti amo perchè non esisti” è un brano che mi emoziona ogni volta che lo canto, è un sogno vero che ho fatto per anni… “La preghiera di un rinnegato” è una sorta di mio testamento spirituale e l’ho scritta per mio padre molti anni dopo che è venuto a mancare, è una preghiera laica. “Libero Barabba” è un pugno allo stomaco, una tematica durissima come quella dello stupro raccontata con le parole dell’avvocato del “mostro”, mi sono dovuto immedesimare in quanto di più lontano ci possa essere dalla mia natura e quando la canto mi mette molta rabbia, è irritante, così come doveva essere per obbligare ad una riflessione. “La miglior vendetta” è nata da una frase di Alda Merini ed è terapeutica per me perché credo che essere felici sia si un diritto ma anche un dovere e non dobbiamo dimenticarlo. E ovviamente in questo periodo mi riconosco pienamente nel testo di “Vivere a rate”… comunque meglio fermarci qua perché ci staremmo delle ore, quindi per citare “Alta Fedeltà” (libro o film fate voi) al momento è questa la mia “Top Five”.

Quest’anno è un anno di ricorrenza per te? Dieci anni dalla nomina di Ambasciatore per i Diritti Umani ma anche 20 anni dall’uscita di “Cose che succedono”. In mezzo anche la pubblicazione di un libro “La poesia delle piccole cose”, nella quale le liriche ero accompagnate dalle fotografie di Nicola Giannotti. Che rapporto hai con le ricorrenze?

Le ricorrenze hanno la loro importanza, alcune sono piacevoli altre un po’ meno ma vanno ricordate. Nel 2009 sono stato nominato Ambasciatore per i Diritti Umani, avevo pubblicato il singolo “Precario”, che aihmè è sempre attuale e “Libero Barabba” era stato usato per una campagna contro la pena di morte. Sono stato piacevolmente sorpreso della nomina, un grande onore, ed è probabilmente il riconoscimento del quale vado più fiero.
“Sono cose che succedono” è del 2008, ha già 12 anni, quando lo ascolto mi rivedo a quel tempo. Sicuramente per molte cose è un disco acerbo, musicalmente figlio della new wave che ascoltavo da adolescente (e che ascolto tutt’ora), ma è un disco prezioso per me, il mio primo album, distribuito dalla EMI quasi interamente realizzato da solo e poi finito in studio prima della pubblicazione… bei ricordi…
Tra un disco e l’altro ho pubblicato anche dei libri, sono un riciclatore e alcune idee che non sono diventate canzoni secondo me avevano una propria forza così com’erano e mi sembrava giusto pubblicarle come “poesie”nel mio primo libro, poi c’ho preso gusto e ne ho scritti altri. “La poesia delle piccole cose” è un libro speciale per la finalità alla quale lo abbiamo destinato. Dico abbiamo perché alcune delle mie poesie sono accompagnate da fotografie di Nicola Giannotti, per dare una chiave di lettura diversa alle parole e il tutto è impreziosito dalla prefazione di Zucchero Sugar Fornaciari. Tutti i proventi di quel libro sono stati donati al reparto degenze dell’ Ospedale Pediatrico Apuano, ho mantenuto la paternità artistica dell’opera ma il libro è loro così come ogni forma di sfruttamento. Ecco perché è un libro speciale, perché è speciale il progetto e soprattutto il destinatario, e in un periodo in cui ci ricordiamo di ringraziare i medici e gli infermieri il mio grazie per i medici e gli infermieri dell’ O.P.A. è vivo più che mai.

di Giovanni Pirri

Martedì 28 aprile 2020 alle ore 21:30 Daniele Babbini si esibirà live dalla pagine del progetto #DALPALCODICASAMIA. Un evento davvero speciale. Un ritorno ritorno in diretta streaming per passare un po’ di tempo assieme e ascoltare molte sue canzoni unplugged, ossia, così come sono nate sul divano di casa sua.

https://www.facebook.com/events/318767869103808

Tag:, , ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: