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PRESSALCUBO

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Artista romana, cantautrice, ma soprattutto giovanissima con talento. Questo l’identikit di MITUMME, all’anagrafe Alexandra Gamberale.
L’abbiamo intervistata per conoscerla meglio cogliendo l’occasione del suo prossimo live sulla pagina #DALPALCODICASAMIA, Mercoledì 20 maggio 2020 alle ore 18.

Alexandra come nasce il tuo nome d’arte?

Mitumme è un nome che ho inventato quando avevo due anni, mi facevo chiamare così non sò il perché ma è frutto dell’inconscio e per questo ho deciso di adottarlo come nome del mio progetto musicale!

Il tuo percorso inizia da bambina. Galeotta fu una batteria ad 8 anni.
Ricordi ancora quell’incontro vissuto dai tuoi occhi?

Ho visto un rullante, di quelli giocattolo appeso proprio in un negozio per bambini, quando avevo 3/4 anni e da lì ho sempre voluto suonare la batteria!
Ho cominciato qualche mese a 8 anni con poco successo per poi ricominciare più seriamente verso i 16!

Nella tua formazione anche la chitarra?

Il primo approccio con la musica è stato con la batteria ma in realtà il mio strumento sicuramente è la chitarra proprio perché ho trovato la mia dimensione nello scrivere canzoni e nell’essere cantautrice!

Il tuo primo album si intitola Generazione Sintetica e arriva soltanto dopo la maturità. Perché hai aspettato così tanto tempo prima di pubblicare il tuo primo lavoro e sui quali temi lo hai centrato?

Ho cominciato a scrivere canzoni vere e proprio dopo il viaggio della maturità quindi il passo successivo è stato quello di registrarle e rinchiuderle in un primo album che parla proprio della mia generazione, di social network, di musica e di primi amori! Sintetica perché tutto quello che ci circonda sembrava essere diventato sintetico, dai vestiti alla musica passando per le droghe e l’amore! Sintetico non per forza in un modo negativo o positivo! Anche perché poi il secondo Ep “Aspettando Godot, vivo?” che gira attorno a sonorità elettroniche e dalla registrazione casalinga di Generazione Sintetica sono passata ad una produzione in studio professionale!

Nella musica c’è chi sostiene che essere cantautrici sia ben diverso dall’essere cantautori perché spesso non c’è spazio per la musica al femminile. Tu come la pensi? E per te cosa vuol dire essere cantautrice oggi?

Penso che ogni cantautore o cantautrice abbia il proprio mondo da esprimere a prescindere dal sesso maschile o femminile che sia. Ognuno di noi è unico a modo suo e lo spazio c’è per tutti quelli che hanno qualcosa da esprimere! Scrivere, comporre e suonare è fondamentale, fa parte di me e da cantautrice vorrei arrivare a più persone possibili in modo positivo, intrattenendo, emozionando, facendo riflettere!

La musica spesso è anche l’arte dell’incontro.
Quali hanno pesato positivamente nella tua giovanissima carriera?

In questi anni ho incontrato tantissimi artisti e persone non solo nell’ambito musicale. Potenzialmente ogni incontro ti può stravolgere anche solo con uno sguardo! La musica poi racconta una parte della vita di chi la fa e quindi è un’esperienza pazzesca! Non voglio citare nomi perché ne dovrei citare almeno un centinaio!

Come ti sta influenzando questa pandemia?

Sicuramente mi sta influenzando molto, ogni giorno influenza la mia musica proprio perché sono anche la musica che compongo, non sono solo quello ma sicuramente è una parte molto importante di me! Questo momento storico è carico di emotività e quindi mi ha fatto scrivere moltissimo! Ho creato un gioco che si chiama Cantautori in quarantena e da una parola, o più del dizionario insieme ad altri artisti abbiamo scritto delle canzoni che sicuramente cercherò di raccogliere in un progetto più in là!

Progetti in corso e progetti futuri?

A fine quarantena tornerò in studio al Kate Academy di Roma dove stavo già registrando il mio prossimo album insieme al produttore Andrea Allocca, quindi progetto futuro sicuramente un album e tanta musica!

di Giovanni Pirri

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