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Torna con tante novità il “Concorso Nazionale di Canto Premio Bruno Bottiroli 2020“,   a cominciare dalla definizione di un’unica categoria per omaggiare le canzoni di Bruno Bottiroli con l’obbligo tuttavia per il candidato di presentare un secondo brano, edito o inedito, a sua scelta per poi proseguire con la scelta di una madrina d’eccezione che risponde al nome (d’arte) di Roberta Giallo.

Una scelta felice assicura Mabel Zarate la fondatrice del Premio perchè Roberta Giallo è un’artista completa ma soprattutto, eclettiva, viva, colorata, attrice, regista, autrice, interprete, cantautrice.  Di Roberta Giallo ne esiste fisicamente una sola ma dentro vanta mille talenti ed altrettante sfumature.

Quest’anno Roberta Giallo ha deciso di accettare il ruolo di Madrina del Premio Bruno Bottiroli.

E’ d’obbligo ma, soprattutto, è un piacere saperne di più atttraverso questa intervista:

La prima regola di Roberta Giallo ?

Ne ho diverse, più o meno stringenti. Una è questa:
fai arte in modo sincero, ispirato e sentito, e poi proteggila sempre.

Ti ricordi quando hai deciso di iniziare questa tua carriera e quando hai compreso che ti richiedeva un approccio professionale ?

Già da bambina amavo la musica e la pittura, e avevo i miei piccoli-grandi “sogni di gloria”.
Ho compreso di voler studiare/darmi da fare seriamente per poter rendere questa mia passione un lavoro da adolescente.
Tra l’altro fu ad 11 anni che scrissi la mia prima canzone, testo e musica, e a
15 che decisi di sostenere i due esami in Siae (a Roma)
per accreditarmi come compositrice della parte musicale e autrice di testi, allora obbligatori per essere considerati dei veri e propri “autori”.
Oggi non sono più obbligatori, chiunque può iscriversi e diventarlo… i tempi cambiano…

Che ambiente è stato Senigallia per la musica?

Senigallia è la cittá dove sono nata. Lì e nei dintorni mi sono “formata”: ho iniziato a studiare pianoforte (avevo sì e no 5 anni)e poi, ad 11, canto lirico.
È inoltre lì che ho cominciato lo studio della filosofia (la mia materia preferita al liceo classico!), che ha sicuramente influenzato la mia scrittura, così come l’ha influenzata anche il repertorio rinascimentale, barocco
gospel, che ho avuto modo di studiare facendo parte di un coro polifonico.
Questo appassionamento alla musica “colta/antica” poi mi ha portato, per via di una serie fortunata di incontri, ad aprire la stagione lirica di un rinomato evento, grazie al quale ho conosciuto il Grande M^ Leone Magiera, storico accompagnatore di Pavarotti, con il quale successivamente mi sono perfezionata in canto lirico, in un master da lui tenuto al conservatorio S. Cecilia di Portogruaro.
Devo inoltre alla mia passione per il “mondo e la musica antichi” la mia prima esperienza all’estero come cantante (in Germania, Stoccarda per l’appunto), insieme al coro, grazie al quale ho capito che viaggiare oltre i confini portando in giro la propria e l’altrui musica era qualcosa di straordinariamente magico, edificante, elettrizzante e appagante… assolutamente da ripetere!
E fortunatamente è successo: ad oggi posso dire di aver tenuto concerti in 11 paesi, da Los Angeles a Singapore, da Hong Kong a Mosca… portando le mie canzoni in giro per il mondo, accompagnandomi con il pianoforte… il mio migliore amico di sempre! Ora tutto questo sarebbe impensabile e impossibile: posso solo ringraziare la vita per avermi regalato tante cose belle…

Ti trasferisci nel 2002 a Bologna per seguire l’università laureandoti in Filosofia Morale e in Scienze Filosofiche. Aver studiato filosofia ti ha aiutato ad avere un approccio diverso con la tua musica ed i tuoi testi?

Credo che lo studio della filosofia abbia influenzato profondamente il mio modo di pensare, di essere, di approcciarmi alla vita e alle persone, e poiché tutto questo è ciò che porto dentro alle mie canzoni, allora sì, direi che la filosofia ha influenzato e perché no, anche forgiato in parte il mio modo di scrivere canzoni, di propormi al pubblico e di fare musica.

Durante gli studi l’esigenza di fare musica è sempre stata presente?

Assolutamente sì. E anche se l’Università mi ha “portato via” del tempo che avrei potuto dedicare alla mia carriera di musicista/artista, direi che al tempo stesso mi ha “migliorata”, come artista e come essere umano, e credo abbia aggiunto “valore” al mio modo di concepire e fare arte. Non è stato tempo perso, buttato via, è stato un tempo molto prezioso.

L’incontro con Dalla? Ti ricordi esattamente cosa hai pensato quando lo hai visto per la prima volta?

Ho pensato che fosse una specie di divinità. Che emanasse un’energia potentissima. E più che pensarlo l’ho avvertito. Al tempo stesso l’ho trovato “buffo” e alla mano: un adulto bambino, serio ma anche ilare, appassionato di arte e di vita. E in questo mi sono sentita tanto vicina e a lui affine. È stato un privilegio poter avere a che fare con lui e con la sua Arte, così come è stato un privilegio averlo avuto come produttore, insieme a Mauro Malavasi, di un mio spettacolo. Custodirò nel
cuore ogni momento passato insieme.
Lucio è così, un essere umano paradossalmente divino, che ti cambia la vita! Uso il presente non a caso, Lui c’è anche se non c’è più…

Il tuo cognome è tutto un colore. Tu giochi molto con i colori ma anche con la creatività che sconfina in creazioni che sembrano calarti in un sogno che riproponi nelle tue scene (composizioni di quadri, luci). Anche la scena è importante per lanciare messaggi oltre il linguaggio della musica e dei testi ?

Assolutamente sì. Almeno per me. Io non concepisco la canzone come “sganciata” dal resto, io vedo un unicum, un tuttuno! Immagini, sentimento, e anche il gesto, i movimenti, fanno tutti parte di un’opera unica, che poi si può sezionare, per carità. Uno può poi ascoltarsi la canzone senza vedere/fruire il resto, ma io in genere vedo tutto quanto!
Per me la canzone è una specie di film. Penso alla mia musica come ad un cinema.
( Piccola parentesi: il mio cognome è in realtà un cognome d’arte. Il mio vero cognome è Giallombardo: l’ho accorciato, tenendo colore, il giallo, uno dei miei preferiti, perchè profuma d’oro, di spiritualità e d’oriente…).

L’immagine che La Giallo si è data coincide con il tuo modo di essere nella tua vita privata?

È il mio lato “depurato” dall’inessenziale. Sono io, sono una parte “scelta” di me, ma in un certo senso anche altro…
L’artista in scena deve essere un “medium” tra la terra e il cielo, perciò è come se sul palco/in scena acquisisse dei super poteri…
come potrebbe essere esattamente come è nella vita? Questo non significa che non sia sincero o che non sia se stesso, tutt’altro! Come mi diceva Lucio, la finzione talvolta è più vera del vero…

Cosa stavi facendo prima del Coronavirus e come stai affrontando questo tempo sospeso ?

Stavo continuando a fare il mio lavoro con dedizione ed entusiasmo, avevo in programma un meraviglioso spettacolo con il quale debuttare insieme al giornalista musicale Ernesto Assante e al chitarrista Renato Caruso, poi una data all’estero e una serie di live/eventi qui in Italia.
Purtroppo tutto si è bloccato. E ho dovuto accettarlo, imparare ad avere a che fare con “questa nuova realtà”. Vedremo, quando si potrà ripartire, sono preoccupata ma al tempo stesso speranzosa.
Ho passato queste giornate riposando e creando, cercando di evitare pensieri ossessivi e l’angoscia generata dalle incertezze:
ho terminato un romanzo, scritto canzoni, portato avanti dei progetti musicali, realizzato alcuni video, dipinto e portato avanti la mia rubrica settimanale del martedì per il portale di musica MeiWeb… inoltre anche sui miei canali social ho cercato di mantenere un contatto con il mio seguito e con i colleghi, chiacchierando con loro in diretta sul mio profilo instagram, nel quale ho inaugurato il format serale ” in diretta con la giallo”: follow me!

Sei cantautrice, interprete, scrittrice, regista ed attrice. Tutte sfumature della stessa arte che ti permettono di comunicare meglio visto che tutto è collegato?

Sì. È tutto collegato. Tutto confluisce in un’unica e grande opera. Io per quel che mi riguarda la vedo così. E lavoro così, sempre pensando in modo sferico e circolare… te ne sei accorto, eh?! Grazie, sono felice si percepisca.

Che ambiente è per i giovani artisti Bologna? C’è fermento? C’è speranza? Ma soprattutto c’è futuro?

Amo Bologna. La amavo da prima di conoscerla. I miei hanno studiato qui, e mi hanno sempre raccontato di questa città in un modo che mi ha portato subito ad esserne affascinata, estremamente incuriosita.
Poi mi è bastato vederla, architettonicamente parlando, per innamorarmene e sentire che mi “era affine” anche a livello energetico, “chimico”…
È stato qui che ho conosciuto Mauro Malavasi, Lucio Dalla, Samuele Bersani, Valentino Corvino… tutti artisti meravigliosi con cui ho avuto modo di collaborare: ho collezionato e condiviso insieme a loro esperienze uniche e indimenticabili.
Direi che c’era del fermento
per tutto ciò che riguarda l’arte, e per chi ama scovare le cose, Bologna offriva tantissimo… uso il verbo all’imperfetto perché ora “tutto è fermo”, e non certo per colpa sua….
Non riesco ad immaginare bene un futuro, ma sono ad ogni modo speranzosa, e lavorerò al mio ottimismo, per ripartire… per continuare ad essere
e fare quello che sono… forse anche meglio di prima?

Sei madrina ufficiale del Premio Bruno Bottiroli 2020. Cosa ti ha colpito di Bruno?

Ne sono felice e onorata.
Ho visto un video di Bruno che parlava di sé e della sua arte con una maturità ed una consapevolezza insolite
e rare per la sua età.
Ho percepito subito il suo amore profondo per la musica e l’arte e il suo desiderio puro e autentico di arrivare al suo pubblico, al cuore delle persone, con rispetto, garbo e sentimento.
L’autenticità che emanano le sue canzoni è un dono meraviglioso che ci ha lasciato. Il suo era un animo gentile e nobile e ce ne ha fatto dono attraverso la sua arte prediletta, la musica, con grande umiltà, sacrificio e talento.
Ammiro molto Bruno, mi avrebbe fatto piacere stringergli la mano e complimentarmi con lui, come faccio quando incontro un artista che conosco, stimo e per cui provo affetto e simpatia.

Progetti futuri.

Sarebbe “impossibile” elencare tutto ciò che mi frulla in testa e “troppo lungo” elencare le cose a cui stavo lavorando prima della pandemia. Dirò soltanto che la musica al momento ha la priorità, e tra i vari progetti sta per arrivare qualcosa… per scoprire cosa non vi resta che seguirmi sui miei canali ufficiali!

di Giovanni Pirri

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