Skip to content

PRESSALCUBO

Fare Informazione

Gianluca Chiaradia è un cantautore veneto che fa musica di genere misto tra folk e pop. Un poeta della canzone in dialogo costante con le sue sensibilità.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo e di realizzare l’intervista che segue.

Gianluca con un’assonanza che ricorda tanto una delle stagioni dell’anno hai pubblicato Primo Vere.
Un album dalle tinte forti nel quale si dipanano temi forti. Come è nato questo tuo terzo lavoro da solista e quale è stata la scintilla che lo ha generato?

In principio doveva chiamarsi “A proposito della primavera”, in seguito abbiamo scelto di tradurlo in latino, dove assume un significato leggermente diverso ovvero “All’inizio della primavera”.
E’ anche il titolo di una raccolta di poesie di Gabriele D’Annunzio e ho trovato la coincidenza simpatica. “Primo Vere” nasce dalla volontà di raccontare storie: un insieme di personaggi dai destini spesso infausti.

Quanto ha inciso il luogo dove è nato?

La maggior parte delle canzoni è nata in una casa isolata sulle colline del trevigiano. Potevo suonare di notte o fare esperimenti con gli amplificatori senza disturbare nessuno. Quasi tutti i brani sono nati a notte fonda.

L’impressione è che le canzoni nascano come una sorta di dialogo interiore… 
Con un Sé superiore?

Assolutamente. Certe volte avevo la sensazione che in quella casa ci fossero delle presenze, non dico fantasmi, ma di certo non mi sentivo “solo”.

C’è un tema al quale sei più sensibile di altri?

Credo che nel disco siano finiti personaggi emarginati, deboli o sfortunati, rifiutati dalla società.
Ho realizzato solo alla fine che il quadro generale aveva questo sfondo.

Tra le canzoni anche George, la storia del più giovane condannato alla sedia elettrica nella storia della giustizia americana.

Si, una storia terribile. Un quattordicenne condannato con l’accusa di aver ucciso due bimbe. Tanti anni dopo è stata dimostrata la sua innocenza. Mi ha colpito a tal punto che la canzone è nata da sola, in cinque minuti.

La copertina sembra un vero e proprio quadro d’autore. Un uomo con un casco da astronauta in testa, seppellito per metà, con un oggetto nero davanti…come un monolite. Come è nata l’idea di questo artwork?

In effetti è in tutto e per tutto un quadro di Gabriele Bonato, un incredibile artista di Trieste che ho avuto l’onore di conoscere. Un suo dipinto compare anche nella Grande Bellezza di Sorrentino. Appena ho visto “L’astronauta” sono rimasto folgorato.
E’ un’immagine potentissima ed evocativa. Può simboleggiare molte cose. Di certo un significato può essere l’esplorazione dell’ignoto da parte dell’essere umano, ma ci sono infiniti piani di lettura.

Nel tuo passato recente il prestigioso Premio Bertoli e il premio “Un certain regard” di Musicultura. Che rapporto hai con i “confronti“ e, quindi con i festival?

Ho avuto l’onore di arrivare alla finalissima del Bertoli con il brano “Ancora spazio” salendo sullo stesso palco di Ligabue e Premiata Forneria Marconi. Inoltre Alberto (Bertoli, figlio di Pierangelo) è una persona squisita oltre ad essere un artista eccezionale.
Trovo molto stimolante provare i vari concorsi ed è sempre una gioia vedere il proprio nome tra le liste dei selezionati. Aggiungo che le innumerevoli batoste sono servite (e servono) come stimolo a fare di più, ad essere un autore migliore lavorando ancora più duramente.

Il terzo album è un traguardo od un punto di partenza importante?
Quanto hanno influito, quindi, le tue esperienze e le tue influenze musicali e quanto invece ogni volta è tornare è ricominciare a sperimentare di nuovo lasciandosi tutto alle spalle?

Lo vedo più come un nuovo inizio. Altri suoni, un modo di scrivere forse un po’ più maturo e un’etichetta discografica fantastica come la Vrec di David Bonato che mi sta dando un grande appoggio.

Quali sono le collaborazioni del tuo passato alle quali tieni di più?

Momenti indimenticabili sono le aperture di vari concerti a dei miei miti come Giulio Casale, Omar Pedrini, Pierpaolo Capovilla.

Riascoltando a distanza “Seriamente Ironico” e “Sogni al microscopio” qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Che sono cambiato molto. Penso che chiunque registri musica, riascoltando le cose vecchie, può sentire i propri “errori” oppure certe ingenuità.

Dal 2018 conduci la trasmissione radiofonica rock “Direzione Obliqua”.
Titolo curioso. Come è nato e su quale binario viaggia?

Prima di essere un musicista sono un musicofilo. Adoro scavare tra le discografie, capire il percorso di un artista e studiare la sua vita. Ho iniziato con “Direzione Obliqua” in Friuli Venezia Giulia su Radio Palazzo Carli e ora sono approdato a Radio Veneto Uno, emittente storica di Roberto Ghizzo che copre tutto il Veneto. Conduco un programma nel format Suoni Inauditi dedicato ai cantautori.

Cosa ha interrotto il Covid e quale approccio, invece, ha acceso in te? 




Sicuramente ha interrotto la mia creatività e il mio sonno. Sento invece che molti scrivono di più. Ognuno la affronta in modo diverso.


Progetti in corso?

Ho appena concluso una raccolta di poesie che potrebbe essere pubblicata per fine anno.

La prima cosa che farai quando tutto questo periodo sarà solo un ricordo?

Spero un viaggio da qualche parte, mi piacerebbe il Giappone!

di Giovanni Pirri

Gianluca Chiaradia è un giovane cantautore trevigiano che mescola folk, pop e cantautorato italiano, con un virtuoso stile chitarristico di matrice americana. Ha all’attivo centinaia di concerti. Nel 2013 vince in Slovenia il premio “Migliore composizione” presso l’International Guitar Workshop del maestro Beppe Gambetta. Ha modo di suonare e studiare con musicisti internazionali quali Tony McManus, Steve Kaufman, Kathy Chiavola, Chris Newman e Thomas Leeb. Dopo essere stato selezionato per Musicultura, storico festival della canzone d’autore, registra il suo primo disco “Seriamente Ironico” (Babao Dischi).
Nel 2015 firma con la Bollettino Edizioni Musicali di Riccardo Vitanza (casa editrice di Giovanni Allevi, Giulio Casale, Roberto Fabbri) per il suo secondo disco “Sogni al microscopio”, distribuito su tutte le piattaforme digitali da Artist First. Il mastering di “Sogni al microscopio” è curato da Giovanni Versari, vincitore di un Grammy per il mastering di “Drones” dei Muse. Apre concerti a Omar Pedrini, Giulio Casale, Damien Mcfly e collabora inoltre ad un reading dello scrittore Francesco Vidotto. A giugno 2018 presenterà il suo terzo disco a Milano, presso la Fiera Internazionale della Musica (FIM).“

Tag:, ,

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: